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No conociera el mundo quien de casa no ha salido - el filósofo se tendió y así meditó


La Democrazia senza il popolo Print E-mail
Written by Madeleine Arondel-Rohaut, Philippe Arondel, B. La Richardais   
Saturday, 28 June 2008 00:52


Madeleine Arondel-Rohaut è filosofo, Philippe Arondel economista e giurista. Entrambi hanno voluto aggiornarci sulla «governanza». Si tratta di una parola alla moda o di un nuovo metodo di gestione partecipativa? L’inchiesta fa emergere un concetto reale, applicato da una delle scuole della Grecia antica e ripresa in epoca moderna. Dietro l’idea seducente di un autogoverno della «società civile», si afferma il progetto di una democrazia senza il popolo che sta per trovare la sua applicazione nell’adozione senza referendum di un trattato rigettato dai Francesi.

B. La Richardais : Come può definirsi la governanza?
Philippe Arondel: Molti uomini politici parlano di governanza perché la parola è di moda, anche se numerosi esperti vedono d’altronde in essa solo una sorta di espressione priva di senso. C’è una governanza della Sicurezza sociale, del giornale Le Monde e si parla anche della governanza durevole del genere!
Per noi, la governanza non è né un concetto buono per diversi usi né una formula banale: essa è il vettore di una offensiva ideologica radicale che abbiamo cercato di decriptare in modo fine, senza a priori. Bisogna tuttavia constatare che questo termine non conoscerebbe affatto un tale successo se non fossimo investiti da una crisi storica della democrazia… nella sua versione rappresentativa classica. Il concetto di governanza tenta di porvi rimedio presentandosi sotto due aspetti: uno seducente, l’altro riluttante.


B. La Richardais : Cosa attrae tanti cittadini nella ricerca di un diverso rapporto con la politica?
Madeleine Arondel-Rohaut: La governanza si presenta come la soluzione di problemi che la democrazia rappresentativa non sarebbe in grado di risolvere. Si dice che lo Stato-nazione va distruggendosi, che siamo intrappolati nella globalizzazione, che l’individualismo è dominante… E si afferma che questa situazione complessa può essere padroneggiata se si riuniscono attorno a un tavolo attori pubblici e rappresentanti del privato, associazioni di difesa dell’ambiente, minoranze visibili, ecc.
In effetti, la governanza è un concetto che squassa in modo preciso la democrazia nella sua natura propriamente politica. Con la governanza, ci si trova al cuore di un rimodellamento completo dello spazio pubblico e dello spazio privato.

B. La Richardais : In che modo?
Philippe Arondel : Bisogna incessantemente ritornare a quella stupefacente definizione di Élie Cohen, economista molto presente nei media dominanti: «La governanza mondiale evoca l’arte di governare senza governo, l’arte di forgiare una legittimità senza tenere insieme i prerequisiti della democrazia, l’arte di conciliare le opinioni in assenza di un démos.» I partigiani della governanza si battono dunque apertamente per una nuova forma di presa di decisione politica che nega ogni sovranità popolare. Essi vogliono in tal modo far nascere logicamente un altro tipo di sapere politico che sarebbe elaborato da un certo numero di gruppi informali totalmente incontrollati. In sostanza, essi vogliono rimettere in discussione l’idea di comunità politica, quella di cittadini che decidono liberamente, nella scelta tragica e contingente, della propria storia.

B. La Richardais : Può il concetto di governanza collocarsi in una o più correnti di pensiero filosofiche?
Madeleine Arondel-Rohaut : Si e no: esso prende in prestito dagli uni e dagli altri questo o quel tratto secondo la propria convenienza! Ciò detto, il concetto vien fuori incontestabilmente con la rottura decisiva che i Greci, nell’inventare la democrazia, hanno operato: l’autogoverno degli uomini, nella chiara consapevolezza che la Città politica è affare umano, senza trascendenza alcuna. L’idea di governanza attinge la sua modernità democratica a quella concezione greca di uomini liberi che, in assemblee deliberative, discutono e decidono. Ma la Città non è nell’ordine della governanza. Infatti, le leggi che si danno i cittadini in suo nome sono investite di una autorità troppo grande: esse danno l’identità, l’autonomia e la sovranità a un intero popolo. I sostenitori della governanza preferiscono trarre della democrazia greca quel che i sofisti mettono in luce: semplicemente umane, le leggi sono fragili. Perciò, l’incostanza deve poter metter radici nel pragmatico-pratico - per gli uni, con l’ambizione tutta cittadina di tendere all’accordo degli spiriti, per gli altri, in un rifiuto di pretesa politica, in nome della natura.
Se i sostenitori della governanza optano per questi ultimi, ne trascurano la sottigliezza: un sofista, in quanto greco, sa che la critica del politico in nome della natura resta politica; la natura è per prima cosa sempre un’idea di cui ci si serve per criticare o giustificare… quel che vi dovrà essere subordinato.

B. La Richardais : Con la governanza, c’è realmente evacuazione del politico?
Madeleine Arondel-Rohaut: Quando si vede il politico alleggerirsi deliberatamente di elementi-chiave della propria sovranità, si tratta sempre del politico, anche se alla fine non ne resterà nulla, o si tratta di un’offensiva ideologica che si serve del politico per prendere il potere?
In effetti, con la governanza, si approfitta di una svalorizzazione innescata dal politico per preferire all’idea politica di democrazia quella di una società democratica, che tiene insieme liberali e libertari. Magnificando una tecnica democratica di governo degli uomini da parte di essi stessi, senza istituzioni propriamente politiche, si pensa oggi di evacuare le idee, le passioni, le scelte tragiche.
Adesso, riguarda il politico o… l’intera realtà umana? Ambedue; la qual cosa porta via via a una volontà di disumanizzazione in cui il fascino di un modo di funzionamento automatico delle società umane oscilla tra due modelli opposti, naturale e artificiale, quello dell’istinto animale e quello dei codici e delle procedure; in effetti, i due sono volontaristici. Ecco perché i sofisti greci sono così preziosi per afferrare quello che è in gioco con l’idea attuale di governanza: con la ricerca dell’interesse di ognuno e di tutti, una certa naturalità sembra rispecchiarvisi quando, in realtà, si possono solo costruire artificialmente regole e codici.
Ma, nel quadro della governanza, ciò deve derivare dalla negoziazione, perdendo così l'aura che veicola per esempio l'idea di Legge.

B. La Richardais: Tuttavia, non si è mai tanto parlato di diritto oggi!
Philippe Arondel: È vero, il diritto è onnipresente. Ma non è più lo stesso diritto di prima! Noi siamo abituati a un diritto gerarchizzato, egualitario, di natura solidaristica, che veniva prodotta da un politico che si sforzava bene o male di trascendere gli interessi privati. Oggi, sotto la pressione della tematica della governanza, un attore privato, se decide di autoregolarsi facendone poi richiesta al potere politico, può crearsi per sé il proprio diritto, più o meno costrittivo. Penso per esempio ai codici di buona condotta delle imprese multinazionali il cui carattere dolce, molle, è oggi ben analizzato dalla filosofia del diritto.
Sotto la pressione di un liberalismo sempre più imperialista, la soft law anglosassone conquista ogni giorno nuovi territori… sulle rovine del diritto repubblicano di ieri. Il giurista Alain Supiot fa molto sottilmente notare che noi siamo sul punto di passare dalla regolamentazione (che impone dall’esterno il proprio marchio e ordine) alla regolazione, che tenta di mettere il pilota automatico alla nostre società, all’organizzazione sociale che detta da sé le proprie regole di funzionamento. Per lui, la regolazione è la campana a morte della politica e della metafisica, che rinvia a una sorta di cibernetica sociale ed economica.
Il fatto drammatico è che è il potere politico nazionale ad organizzare, in modo suicida, la sua stessa espropriazione lasciando gli attori sociali a esprimere il diritto al suo posto, abbandonando all’Unione europea un gran numero di decisioni. Ora la costruzione europea è profondamente antidemocratica.

B. La Richardais : Non è un po’ eccessivo?
Philippe Arondel : Basta aprire il Libro verde sulla governanza pubblicato nel luglio 2001: Vi si parla in pratica ad ogni pagina di co-regolazione per arrivare a costruire un sorprendente sistema di presa di decisione politica… che determina il blocco dei Parlamenti nazionali ma che scrupolosamente prende in considerazione le opinioni di una società civile allargata, letteralmente portata in auge. Avendo ahimè ripudiato la sua abituale lucidità in materia, Pierre Rosanvallon spiega seraficamente che l’Europa è il laboratorio di una nuova democrazia in cui l’interesse generale è scomparso!
Tale deriva si spiega molto bene con un breve excursus della storia recente. Fin dalla sua nascita, la Commissione europea si è appoggiata ai grandi gruppi di pressione per acquistare peso di fronte agli Stati. In questo gioco, i Parlamenti nazionali, in cui sono state votate le leggi, sono stati messi da parte. In modo chiaro, la Commissione si batte per una marginalizzazione delle leggi nazionali, dei poteri politici nazionali.

B. La Richardais : In cosa il concetto di società civile è legato a quello di governanza?
Madeleine Arondel-Rohaut : La società civile è la parte seducente della teoria della governanza poiché vi ritroviamo l’eco della nostra vita in società, ma anche delle nostre esigenze in quanto cittadini. È tutta qui l'ambiguïtà dell'espressione. Così, quando Locke parla di gouvernement civil, egli designa l'istanza legislativa suprema incaricata dai cittadini di proteggere i diritti degli individui: ogni governo politico dovrà esservi subordinato: L'atto politico e da cittadino, di certo per primo, lascia il posto alla pura vita sociale.
Hegel, per tener conto dell’irruzione e dell’importanza crescente dell’economia politica, chiama società civile l’insieme delle organizzazioni, amministrazioni e giurisdizioni che derivano dall’attività economica. Né società naturale né Stato, la società civile produce qualche libertà, ed è quello che intende accentuare il progetto di governanza. Ora, Hegel ne denuncia il carattere alienato agli interessi particolari individuali e collettivi. Alcuni autori attuali, concedendo il primato alla società civile, guardano allora ai partenariati ed ai valori che equilibrano questo nuovo campo decisionale.
Con il concetto attuale di democrazia partecipativa di Habermas, la società civile sarebbe più politica? No di certo, poiché, chiudendo con la legge-trascendenza, il diritto si deciderebbe giorno per giorno in assemblee dliberative… molto poco rappresentative.

(trad PD)
Last Updated on Saturday, 28 June 2008 01:03
 

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